Mappe e recapiti | Lavora con noi

Cocktail for You

Lavoro Barman Roma: tutti i vantaggi di questa professione!

Lavoro barman Roma: un settore in forte crescita ed espansione Al giorno d’oggi passare il proprio tempo a studiare chini sui libri non è più certezza di una buona retribuzione futura, sempre più giovani – e anche non più giovani – decidono di tentare la strada delle professioni meno specializzate ma che offrono una nicchia di mercato in continua crescita come il lavoro barman Roma. Tra queste a svettare vi è tutto ciò che riguarda il mondo del bar: baristi, professionisti e non, camerieri, bar manager. Figure la cui richiesta non fa altro che crescere (come riporta qui un articolo di Confcommercio) e in molti casi non incontra neanche una domanda adeguata. Si, perché nonostante la vecchia gavetta rimanga un classico modo per entrare nel settore, ci vorrà una buona quantità di tempo prima che vi permetta di ottenere uno stipendio veramente competitivo e di soddisfare le richieste dei locali più alla moda. Al contrario, secondo il Sole 24 ore , chi possiede competenze più avanzate, come un mixologist o un Flair Bartender, riceve un compenso di gran lunga maggiore ed ha la possibilità di venir addirittura conteso dai locali; a questo scopo vengono forniti numerosi corsi da scuole, tra cui FBS, che si occupano di formare i giovani baristi nelle tecniche più famose dell’american bartending. Un lavoro dinamico e flessibile Sveglia alle 7, in ufficio alle 9, siediti e lavora fino alle 18. Poi torna a casa. Ripeti così ogni giorno. A coloro a cui sta stretto un orario lavorativo del genere può rilassarsi, facendo il barman non ci si troverà mai davanti a situazioni del genere. Infatti uno dei grandi pregi di questo lavoro è il non dover avere orari fissi, ciò ti concede una buona dose di autonomia e soprattutto ti permette di essere libero durante momenti della giornata in cui gli altri solitamente sono a lavorare. Inoltre lavorare la sera permette anche di potersi alzare a qualunque orario si desideri la mattina e di impostarsi a proprio modo la giornata. Nessuna sveglia, niente code in mezzo al traffico ma solo il quieto brusio della città alle 3 del mattino mentre si torna a casa. Il posto felice del nottambulo. Ma il vantaggio di fare il barman non è solo negli orari flessibili, è il fare un lavoro dove non ci si annoia mai, dove si è sempre impegnati a dare il meglio di sé e soddisfare i propri clienti. Lavorare con il pubblico infatti può rivelarsi stressante ma allo stesso tempo ti mette davanti a numerosi spaccati di mondo, portandoti ad incontrare e conoscere gente dai background più variegati che sarà pronta ad allungarsi una buona mancia se contenta del tuo lavoro. Una formazione a 360° Essere un barman non è semplicemente un qualcuno che si limita al lavorare dentro ad un bar. Si tratta dell’essere un professionista, capace di fare e creare ottimi cocktail, ma anche capace di saper gestire il suo spazio di lavoro e i propri clienti. Lavorare dentro ad un locale affollato richiede capacità di organizzazione, di saper gestire i tempi di lavoro e di diplomazia. Una vera e propria palestra per la vita che però saprà ampiamente ricompensarvi, magari sotto forma di cliente che vuole sapere i vostri turni in modo da tornare nel locale ed essere sicuro che sarete voi a fare i suoi drink. Come trovare un lavoro da barman a Roma? Ci sono vari modi. Ovviamente il più ovvio è cercare lavoro dentro ad un bar come apprendista, in modo da essere formato e diventare barista. Per chi preferisce entrare nel settore in maniera da subito competitiva, è fondamentale seguire un buon corso di bartending che ti renda in grado di eseguire al meglio i cocktail e ti possa insegnare anche a padroneggiare tecniche richieste come mixology e bar chef. Perciò scegliere di frequentare scuole come FBS, che si occupano da anni della formazione di giovani bartender, è il modo per essere sicuri che il proprio investimento sia giustificato da un’ottima formazione che ci renderà in grado di lavorare per i migliori locali della zona. Scopri tutti i nostri corsi da barman a Roma.

Corso Flair Roma, impara con noi una delle tecniche oggi più in voga

Inserire qualche mossa di flair mentre si fanno drink è una di quelle cose che molti bartender sognano fare, o trovano molto interessante, ma spesso ci si ferma a pensare “non sarei mai capace” oppure “spaccherei tutto” . La verità è chiunque è in grado di imparare il flair, se ci si mette d’ impegno e segue un buon corso flair Roma come quello offerto dalla FBS. L’ABC del corso flair Roma Prima di tutto non pensiate affatto che il flair sia una una moda arrivata solo da pochi anni, il primo pioniere di questa tecnica fu Jerry Thomas che a metà ‘800 realizzò il Blue Blazer, un cocktail creato versando scotch infiammato ed acqua da una tazza all’altra creando una lunga scia infuocata. Il flair moderno invece venne pensato negli anni ottanta, quando un gruppo di baristi della California decise di strutturare una serie di movimenti specifici per velocizzare il lavoro. Tali gesti inusuali finirono per attirare l’attenzione della clientela e di altri baristi che iniziarono a copiare le tecniche. Questa tipologia di bartending oggi giorno è chiamata Working Flair ed è quella più comunemente usata nei bar poiché prevede l’impiego di movimenti rapidi ma d’impatto. Quando si usa il working flair la velocità di preparazione di un drink non aumenta anzi i più bravi riescono addirittura ad abbassarla, poiché è incentrato sull’uso di pochi strumenti (bicchiere, Boston, guarnizioni varie) e soprattutto si usano bottiglie piene e non. Per chi fosse interessato il nostro corso basic flair è finalizzato proprio al padroneggiamento di tale tecnica. Sali di livello con i corsi flair più avanzati Una volta che si è raggiunta abbastanza dimestichezza con il working flair allora il livello successivo è l’Exhibition Flair. Questo stile è volto più all’ intrattenimento vero e proprio, infatti occorrono svariati minuti per la preparazione di un cocktail, o alle competizioni ed è stato standardizzato nel 2008 dalla World Flair Association (WFA). Ma le prime competizioni di flair iniziarono già a svolgersi verso il 1997 in America (oggi Las Vegas è casa dei 4 migliori flair bar) e da allora l’exhibition flair non ha fatto che evolversi, divenendo uno spettacolo a tutto tondo dove, oltre a quello che troveremmo comunemente dietro ad un banco, vengono usati altri strumenti. 
Se la sfida che pone l’exhibition flair vi alletta i nostri corsi advanced Flair ed extreme Flair si offrono di insegnarvi le migliori tecniche e routine che vi permetteranno anche di competere nei circuiti nazionali ed internazionali. Le regole del buon Flair Bartender Esercizio, esercizio, esercizio Servire, servire, servire Fare pratica a casa e mostrare i risultati a lavoro. Non fate mai al bar qualcosa che non siete al 100% capaci di fare a casa. Fate pratica con bottiglie di Malibù vuote. La plastica che le avvolge le terrà insieme in caso si rompessero. Fate molto esercizio. Prendetevi un pausa. Continuate ad esercitarvi. Non fate flair da ubriachi Imparate ad utilizzare entrambe le mani. All’inizio non sarà facile ma poter fare dei tricks con entrambe le mani fa effetto e velocizza il lavoro. Divertitevi! Se non vi abbiamo ancora convinto a seguire un corso flair Roma ricordiamo solo che aggiungere un po’ di flair al proprio servizio non fa mai male: non solo rende il lavoro più divertente ma aggiunge eleganza al tutto e affascina i clienti. Un risultato possibile? un incremento degli habituè e delle mance. Il risultato a cui tutti aspiriamo? Che un famoso bar ci offra una posizione molto ben pagata grazie alle nostre straordinarie abilità nel flair. Allora, che aspettate? Contattaci subito compilando il modulo che trovi in basso:  

Corso Latte art Roma: Perchè seguire un corso della FBS!

Quando parliamo di caffè non abbiamo dubbi a riguardo che la preparazione di tale bevanda sia uno dei vanti della tradizione italiana. Al contrario la tecnica della latte art arriva direttamente dal continente americano e si sta spandendo a macchia d’olio nei bar italiani; moda passeggera o investimento per ottenere più clientela? Vediamo perché seguire un corso latte art Roma. Dalla preparazione del primo caffè al corso latte art Roma Comparso per la prima volta a Venezia intorno nel 1570, il caffè era una bevanda a disposizione dei ceti più ricchi, almeno fino alla comparsa delle “botteghe del caffè” che contribuirono alla diffusione della bevanda, tant’è che ottenne addirittura la benedizione del Papa Clemente VIII e così moltiplicò a dismisura i suoi consensi. Invece le origini del cappuccino si perdono fra le pieghe della storia seicentesca; possiamo dire con certezza che la bevanda nacque a Vienna e divenne popolare nella caffetteria di un ex soldato polacco, Kulczycki, che serviva caffè miscelato a panna e miele. (Per saperne di più può essere utile la lettura di questo articolo apparso sulla vera storia del cappuccino.) Il cappuccino come lo conosciamo oggi viene diffuso in Italia ad inizio novecento, grazie alla creazione della macchina da espresso, e raggiunse la popolarità attorno agli anni trenta e da allora non è mai diminuita, divenendo una delle bevande più apprezzate. Da qui a far diventare la preparazione dell’amato drink un’arte il passo è breve. Primo latte artist, o almeno colui che ha codificato la tecnica, è Jack Schomer che negli anni ottanta si distingueva grazie ai suoi disegni di cuori e rosette sui cappuccini. Il trucco sta tutto nell’emulsione tra l’espresso e la crema di latte (microfoam) che per essere realizzata al meglio necessita di latte di ottima qualità, possibilmente fresco intero e con un contenuto del 3,5% di grassi. Le due tecniche più utilizzate sono il free pouring, dove i design vengono realizzati a mano e quindi è una tecnica più difficile da padroneggiare, e l’etching, dove si disegna sulla superficie del cappuccino finito grazie a pennini e sciroppi. È necessario seguire un corso latte art Roma per migliorare le proprio capacità e competenze? Questa è una domanda che viene rivolta spesso: “ Non dovrebbe essere il gusto a stabilire la qualità di un cappuccino invece della mera presentazione?” Si e no. Infatti un cappuccino che presenta in superficie un disegno particolarmente ben fatto è sicuramente segno di qualità poiché è impossibile eseguire i migliori design in free pouring senza che ogni aspetto della bevanda sia stato ben eseguito. Quindi, nonostante ci siano molti altri fattori come torrefazione, qualità dell’espresso ed equilibrio tra latte e caffè ad influenzare qualità e gusto, una latte art non è solo decorativa ma una garanzia di buona qualità e manualità. Inoltre la competizione tra vari bar è notevole ed imparare a padroneggiare un’abilità come la latte art è decisamente quel quid in più che potrebbe far affezionare la clientela al vostro negozio. Un altro punto da non sottovalutare è l’importanza dei social media che creano pubblicità gratis, milioni di foto vengono condivise al giorno e niente incoraggia di più le persone a provare un nuovo bar di una foto di una bella latte art sul cappuccino. Nel nostro corso latte art Roma verranno insegnate le tecniche principali e Cioko art, ovvero pittura e stencilling con il cacao che indubbiamente verrà apprezzato dai bambini. All’inizio non sarà semplice creare bei design, anzi sarà LA sfida, ma queste tecniche necessitano di costanza e continua pratica in modo da poter ottenere risultati sempre più eleganti e far in modo che la gente continui a tornare per un caffè che è gioia per gli occhi e per il palato. Curiosità finali sui corsi di Latte Art In Italia il primo a parlare ed a insegnare le tecniche della latte art fu Luigi Lupi e per molti anni rimase praticamente l’unico a farlo. L’abilità con la latte art viene misurata attraverso il “Latte Art Grading System” che suddivide in grado bianco, arancio, verde, rosso e nero. Jack Schomer ci mise più di sei mesi a padroneggiare la figura della “rosetta” e per crearla si ispirò da una foto di un caffè italiano.

Mirko Stocchetto e il mito del Negroni Sbagliato

La variante “Sbagliata” del Negroni nasce nel 1968 nel Bar Basso di Milano. Il Bar Basso si trova all’angolo tra viale Abruzzi e via Plinio. E’ un locale a tutto tondo, dove si va a prendere un caffè la mattina e ci si rilassa bevendo ottimi drink nella sera. Mirko Stocchetto era il titolare del celebre bar, un uomo di grande cultura del bere, che aveva imparato il mestiere dai migliori: Giuseppe Cipriani, il fondatore dell’Harry’s bar di Venezia fu il suo primo maestro. Il Rossini? Il famoso drink a base di polpa di fragole, è firmato Stocchetto che venne ispirato dalla nascita del Bellini a Venezia. Certamente il Bar Basso era fantastico, ma quello che più di tutti fa la sua storia è in assoluto lo “Sbagliato”. Letteralmente nato per uno sbaglio del barista dell’epoca, che aggiunse prosecco con vermut rosso e bitter al posto del Gin, poiché non ricordava la ricetta del classico Negroni. Un errore gravissimo che però fece la leggenda! All’ epoca diventò la specialità del Bar Basso e veniva servito in delle grandi coppe, ma col tempo la ricetta superò Milano e arrivo nei menù di tutti i bar italiani. Ad oggi, Il Negroni Sbagliato è il più famoso dei twist, sulla ricetta classica del Negroni e grazie alla sua gradazione alcolica più disciplinata rispetto al Negroni si è assicurato un posto tra gli aperitivi piu bevuti! Il titolare del celebre Bar Basso, Mirko Stocchetto è venuto a mancare lo scorso 2016 e a oggi lascia le redini del famoso locale al figlio Maurizio. A noi piace ricordarlo attraverso il suo grandioso lavoro.

Mint Julep leggenda Americana!

9 cl di Bourbon Whisky, 8 foglie di menta, 1/2 cucchiaino di acqua, 2 cucchiaini di zucchero… Si mescolano zucchero, menta e acqua, si aggiunge bourbon e ghiaccio e il drink è pronto! Oggi parliamo del Mint Julep e delle corse di cavalli! Il  Kentucky Derby è conosciuto come “i due minuti più grandi dello sport” statunitense. E’ una competizione ippica riservata ai purosangue inglesi di tre anni, che si svolge ogni primo sabato del mese di Maggio negli Stati Uniti. Il Mint Julep e’ la bevanda d’obbligo: in due giorni, se ne bevono circa 120mila. Questo semplice drink veniva servito nella Julep Cup, una tazza d’argento, che all’esterno forma un sottile strato di ghiaccio e all’interno riesce a mantenere la bevanda refrigerata. Questo drink era così amato e apprezzato che non possiamo non raccontarvi degli anneddoti davvero straordinari! Nel 2006 furono serviti Mint Julep al costo di 1000 dollari l’uno. Le Julep Cup erano dorate con fregi in argento, Il Bourbon utilizzato era un etichetta speciale della riserva Woodford, la menta? importata dall’Irlanda, il ghiaccio, preso dalle Alpi Bavaresi e lo zucchero australiano. Nel 2008 invece Churchill Downs distribui Mint Julep tramite un elaborato sistema di pompaggio, a tutti gli spettatori del derby e per l’occasione il famoso drink fu preparato nella Julep Cup più grande mai esistita, aveva una capacità di 780 litri, era larga 1,8 metri e alta 2,3 metri ! Ora… Ci facciamo un Mint Julep?

Nuova scoperta: l’alcool è un antidolorifico più potente del paracetamolo

Pensate possa essere possibile che una birra possa curare un mal di schiena? O che un bicchiere di vino possa alleviare un dolore alle gambe o un mal di testa? Contro i dolori la scienza concorda: l’alcool è un rimedio efficace! In accordo con un nuovo studio, per alleviare il dolore, bere una birra pare possa essere più efficace che assumere un analgesico come il paracetamolo per esempio. Non solo, quindi, utile al colesterolo buono, l’alcool contenuto in una birra sarebbe un analgesico naturale capace di fornire riduzioni clinicamente significative nei punteggi di intensità del dolore. Lo studio portato avanti da alcuni ricercatori inglesi dell’Università di Greenwich ha confermato che consumare due pinte di birra può ridurre un disagio fisico di un quarto. Alzando il contenuto di alcool nel sangue a circa lo 0,08%, si aumenta la soglia del dolore riducendone leggermente l’intensità. “I risultati suggeriscono che l’alcool è un analgesico efficace – spiegano gli studiosi – che fornisce riduzioni clinicamente significative nei punteggi di intensità del dolore, il che potrebbe spiegare l’abuso di alcol in coloro che hanno un dolore persistente, nonostante le potenziali conseguenze per la salute a lungo termine”. Non è tuttavia chiaro se l’alcol riduca la sensazione di dolore perché colpisce i recettori del cervello o perché è in grado di abbassare la tensione e rilassare. “L’alcol può essere confrontato con farmaci oppiacei come la codeina e l’effetto è più potente del paracetamolo”, afferma il dottor Trevor Thompson. Nonostante quanto scoperto dal ricercatore, si intende precisare che non si vuole spingere le persone a consumare alcol come analgesico qualvolta si abbia un dolore, sottolineando il fatto che un abuso di questa sostanza nel lungo periodo di tempo possa portare dei gravi danni all’organismo. Questa ricerca potrebbe però trarre in inganno molte persone, chiaramente si tratta solo di uno studio che non vuole per questo sostituirsi ad una ricetta medica. Quanto scoperto però potrebbe spiegare il perché molte persone afflitte da dolori cronici e intensi abusino di alcol, nonostante sappiano i gravi danni che questo può provocare. Le bevande alcoliche per la salute devono essere consumate con intelligenza e soprattutto senza abusarne.

Aloe, rabarbaro e alcol: un elisir di lunga vita

A Manhattan, esattamente nel cuore della città di New York, si nascondeva l’elisir di lunga vita. Durante alcuni scavi archeologici vennero ritrovate alcune fiale risalenti al diciannovesimo secolo contenenti un rimedio miracoloso. Le piccole fiale, che hanno oltre 150 anni, sono state rinvenute in un cantiere presso la celebre Street Bowery, tra Chinatown e Little Italy. Secondo gli archeologi, chi le usava era convinto di poter ingannare la morte. Alyssa Loorya, presidente di Chrysalis Archaeology, società che si occupava di sorvegliare gli scavi, ha esaminato le centinaia di fiale trovate sottoterra e incuriosita da quella mistura ha così chiesto rinforzi ad alcuni colleghi in Germania per aiutarla a ritrovare la ricetta in un testo medico del diciannovesimo secolo. Dopo aver tradotto il testo, il team ha scoperto che l’elisir conteneva ingredienti ancora oggi usati dagli erboristi come l’aloe e la radice di genziana, che aiuta la digestione, ma il liquido era composto soprattutto da alcol. “Questi tipi di cura erano onnipresenti in quell’epoca e sempre disponibili”, ha detto Loorya. “Gli ingredienti sono ancora oggi utilizzati, nei cocktail e negli infusi ma non sappiamo se siano state le abbondanti quantità di alcool o le erbe a far sentire meglio la gente”. Elisir di lunga vita: la ricetta Aloe: 13 grammi Rabarbaro: 2,3 grammi Genziana: 2,3 grammi Curcuma bianca: 2,3 grammi Zafferano spagnolo – (2,3 grammi) Acqua – (114 ml) Alcol di grano – (240 ml) Elisir di lunga vita: preparazione Spremere l’aloe e ricavarne del succo. Schiacciare il rabarbaro, la genziana e lo zafferano insieme e poi mescolare con il liquido ottenuto dall’aloe. Lasciare il composto a riposare per tre giorni unito agli altri ingredienti, agitare di tanto in tanto. Sarà necessario filtrare il liquido prima di poterlo servire. Secondo l’erborista Lata Kennedy proprietaria del Flower Power Herbs and Roots, da 19 anni, a New York, non stiamo parlando di miscugli pericolosi, anzi, tutti gli ingredienti di questo liquore sono ancora utilizzati per il trattamento naturale di alcuni disturbi legati all’apparato digerente, chi di noi non conosce le infinite proprietà antinfiammatorie dell’aloe, o digestive della genziana? Di certo possiamo affermare che queste bevande alcoliche non garantivano né garantiscono l’immortalità ma aiutavano a vivere meglio, usando solo ingredienti naturali.

Il rapporto tra Drink e Serie TV

Siamo sempre più appassionati di serie tv, legati ai personaggi e alle loro vicende, ma anche alle loro abitudini, tanto che ormai anche i drink degustati nei nostri telefilm preferiti sono diventati dei veri e propri protagonisti… Alcuni drink sono stati inventati ad hoc proprio per caratterizzare dei personaggi chiave delle serie, mentre altri sono stati rilanciati influenzando nel tempo il gusto degli spettatori così come le abitudini al bar. Vediamo insieme quali sono i drink famosi delle serie tv Dry Martini – Will&Grace Vi ricordate il personaggio di Karen? Le sue più grandi passioni sono lo shopping e il Martini, il Dry Martini infatti è diventata la sua cifra stilistica, espressione del personaggio a tutto tondo, la frase ricorrente di Karen infatti recita più o meno così: “Un altro Martini tesoro, e non occupare spazio con quelle inutili olive!“. Cosmopolitan – Sex & the city 
Serie culto che ha portato il cocktail Cosmopolitan al vertice dei cocktail femminili più venduti nel mondo. Il Cosmopolitan, drink di raffinata eleganza è diventato un’icona, nonché simbolo della serie. Carrie, Miranda, Samantha e Charlotte, le quattro amiche protagoniste della serie amano rivivere amori, drammi personali, avventure e disavventure amorose davanti al fedele cocktail che con il suo colore incarna perfettamente lo stile della serie. Virgin Cuba Libre – The Big Bang Theory La serie tv The Big Bang Theory ripercorre le dinamiche di un gruppo di amici, tutti professori universitari e super nerd, ed è diventata ormai un vero e proprio cult e molto del suo successo si deve ad uno dei protagonisti, Sheldon. Il Dottor Sheldon Cooper, un autentico genio sociopatico che beve spesso il suo cocktail preferito: una rivisitazione del Cuba Libre: il Virgin Cuba Libre. C’è chi crede che il Virgin Cuba Libre sia pura e semplice coca-cola con ghiaccio e limone, in realtà c’è un ingrediente chiamato Sciroppo Carribean, si tratta di un particolare sciroppo di zucchero che ha sapore di Rum! Applemartini – Scrubs In “Scrubs”, il dottor John Dorian è solito ordinare un Applemartini, un Martini con il succo di mela. Grazie a questa serie tv il cocktail è diventato famoso e si trova spesso nei menu dei locali. Old Fashioned – Mad Man Nella serie creata da Matthew Weiner i cocktail hanno un ruolo fondamentale: esprimono uno status symbol e definiscono il carattere del personaggio che li beve. I suoi protagonisti sono uomini e donne vestiti in maniera impeccabile seduti al bancone di un bar con un ricercato drink in una mano e una sigaretta nell’altra. Il protagonista Don Draper (Jon Hamm) è un beve l’Old Fashioned, drink a base di whiskey e scorza d’arancia, un cocktail elegante, classico e deciso: proprio come Don. E proprio di un episodio della serie, il protagonista si cimenta nella preparazione del cocktail consacrandolo a drink culto della serie.

Abbinamento cibo e Cocktail: Binomio possibile

Avete mai sentito parlare della tendenza di abbinare i cocktail alcolici al cibo? In Italia siamo abituati a degustare i nostri piatti in abbinamento con i grandi vini bianchi e rossi della tradizione, ma c’è chi ha deciso di osare, di sperimentate e vorrebbe sostituire il nettare d’uva con i cocktail… La nuova tendenza dell’abbinamento food e drink si chiama foodpairing. Il foodpairing Il Foodpairing è una pratica che analizza l’abbinamento dei sapori in base alla composizione molecolare. Il principio base su cui il metodo si fonda è il seguente: gli alimenti si combinano bene tra loro quando hanno in comune i componenti aromatici più importanti. Esplorando in rete si trovano numerosissimi spunti e numerosi siti specializzati che propongono i più svariati abbinamenti, a seconda del tipo di cucina locale e divisi per tipologia di alcolico (si possono praticamente abbinare cibi a tutte le basi alcoliche, dal vino alla birra al rum ai gin alle tequila o al whisky). Uno dei siti di riferimento in questo ambito è www.foodpairing.com che offre la possibilità di selezionare degli ingredienti che si vogliono abbinare e consultare le varie proposte. L’intuizione da cui è nata questa scienza è frutto dell’idea di Heston Blumenthal, Chef del ristorante The Fat Duck di Londra e Francois Benzi, chimico e studioso di aromaterapia, che hanno basato la loro ricerca di nuovi piatti sulla combinazione di alimenti i cui componenti hanno un gusto comune. Abbinamento cibo e cocktail: le linee guida La regola base di questa nuova tendenza è di non esagerare con l’alcol, meglio dunque evitare ricette con numerosi alcolici e scegliere delle ricette più semplici come ad esempio il Gin tonic e le sue infinite varianti o il Cuba libre (a base di rum e cola). Nell’abbinamento di uno o più cocktail a delle pietanze si deve pensare prima di tutto a scegliere le affinità e non i contrasti, cibo e drink devono lavorare insieme affinché vengano esaltati i sapori e i profumi della degustazione. Ad esempio con un piatto semplice, come può essere una caprese, con pomodoro mozzarella e basilico potremmo abbinare un gin tonic guarnito con cetrioli e foglie di menta fresca. Il drink arricchirebbe il sapore del piatto senza creare contrasto. Regole fondamentali Prima regola: sovvertire l’antica classificazione pre dinner, after dinner, long drink. Ora c’è un piatto, il vostro gusto e un cocktail da abbinare. Seconda regola: sospendere il giudizio, e non esitare di fronte a nuovi gusti, odori e sapori; Terza regola: fidarsi del bartender; Quarta regola: arrendersi ai nuovi menù e sperimentare. Per cui largo alla sperimentazione e quindi se il vostro alcolico preferito fosse la vodka, le ostriche crude sarebbero un abbinamento perfetto, vodka rigorosamente ghiacciata. Il Brandy, abbinato solitamente a della pasticceria secca potrebbe essere un fidato compagno del jamon serrano stagionato e anche del pata negra. La Tequila invece accostata a delle alette di pollo croccanti o a frutta esotica a ricordare le origini esotiche del distillato. Il Gin è l’alcolico che si sposa meglio con le pietanze, e potrebbe essere accostato a carni rosse, cacciagione, o in alternativa in abbinamento a del salmone marinato. Il rum, che probabilmente avete spesso degustato con un quadratino di cioccolato fondente, potrà esaltare i sapori di un formaggo di capra. Con cosa abbinereste invece un Bloody Mary? Ad un pinzimonio oppure qualche piatto sfizioso a base di avocado e formaggio… E un Manhattan? Ci sono cocktail che chiamano la carne, e questo è uno di quelli: dei bocconcini di agnello in crosta di erbe potrebbero rivelarsi una gradita sorpresa. In alternativa, olive nere al forno come non ci fosse domani e qualche bocconcino di acciughe con pane nero saranno uno sposalizio perfetto. L’accostamento cibo/cocktail sta facendo capolino e si propone come vera e propria tendenza, scopriremo con il tempo se la sperimentazione avrà dato i suoi frutti.

L’età del proibizionismo negli Stati Uniti

Siamo nella prima metà del ‘900, negli Stati Uniti i movimenti fondamentalisti legati alla politica e alla chiesa statunitense cominciavano a piantare le radici del proibizionismo con la nascita delle cosiddette società di temperanza che legavano la vendita e il consumo di alcool ad ogni male che accadeva sulla terra. Effettivamente l’alcol era soggetto ad un consumo eccessivo con forti e devastanti conseguenze anche a livello sociale, in qualche modo il suo consumo era legato alla povertà e alla criminalità. Molte donne erano costrette a subire maltrattamenti e violenze a causa di mariti o padri in stati di ubriachezza totale, ormai completamente dipendenti dal tale sostanza. Inoltre si cominciò a pensare che l’abuso di alcol fosse causa anche di assenteismo sul lavoro e per cui che potesse creare danni dell’intero sistema produttivo americano, fu per questo che il proibizionismo vide tra le sue fila anche nomi di industriali importanti quali Henry Ford e John Rockefeller, i quali aderirono all’Anti-Saloon League versando anche ingenti somme di denaro. Grazie a questi fondi a disposizione l’Anti Saloon League ottenne molta visibilità e la capacità di poter influenzare ed esercitare pressioni sulla politica nazionale statunitense. Le campagne per il regime “dry” (asciutto) iniziarono ad essere incentrate sui numeri: “I liquori sono responsabili del 25% della miseria, del 37% del depauperamento, del 45,8% della nascita di bambini deformi, del 25% delle malattie mentali, del 19,5% dei divorzi e del 50% dei crimini commessi nel nostro Paese”, citano le statistiche del Congresso fornite dalla Anti-Saloon League nel 1914. . Nello stesso clima nel 1914 venne completamente proibito l’uso dell’oppio, e sancito il bando sull’alcol tramite il Volstead Act del 1919 e il XVIII emendamento degli Stati Uniti, entrato in vigore il 16 gennaio 1920 con l’obiettivo di salvare il paese dalla povertà e dalla violenza. La sera del 15 gennaio in tutti gli Stati Uniti decine di migliaia di persone si riversarono nei negozi per fare rifornimento delle ultime bottiglie legalmente in vendita. Per cui Negli anni a cavallo tra il 1920 e il 1933 la produzione, il trasporto e la vendita delle bibite alcoliche per il consumo furono completamente bandite. L’effetto causato dalla legge fu del tutto contrario a quello sperato, invece di eliminare e/o diminuire il consumo di alcol, e con esso i problemi sociali de paese, generò un aumento della corruzione, l’esplosione della criminalità organizzata e il conseguente arricchimento della mafia che dominava il contrabbando di bevande alcoliche. I punti d’incontro delle persone che desideravano bere erano i bar clandestini nei sotterranei dei palazzi, posizionati in posti isolati con l’obiettivo di non attirare l’attenzione. Nacquero migliaia di Speak-easy, locali in cui venivano vendute bevande alcoliche illegalmente, alcuni di loro erano gestiti da membri della criminalità organizzata, ed erano così redditizi che continuarono a prosperare. Nel 1920, anno dell’entrata in vigore del Proibizionismo, nella sola New York erano presenti 32.000 Speak-easy, contro i soli 15.000 bar legittimi di prima della proibizione. Al Capone, la leggenda della criminalità organizzata basò la propria fortuna rifornendo illegalmente gli speakeasy di tutti gli Stati Uniti D’America. Molteplici i tentativi per arginare e combattere la criminalità dilagante, ma nei fatti la legge sul proibizionismo mostrò effetti completamente opposti a quelli sperati. Le persone scesero in piazza chiedendo di porre fine a questo bando fallimentare, fin quando nel 1933, con il Presidente Roosevelt venne sancita la fine del Proibizionismo. Milioni di Americani poterono acquistare l’alcol liberalizzato e regolarmente tassato, facendo impennare le entrate del Governo: vennero anche creati circa un milione di posti di lavoro collegati all’industria degli alcolici. Migliaia di affiliati a bande criminali correlate al mercato nero dell’alcol videro andare in fumo, da un giorno all’altro, un business da miliardi di dollari.

La storia del Cosmopolitan

Il cocktail più bevuto negli Stati Uniti, il Cosmopolitan, dal sapore elegante e raffinato, forte e profumato, con un buon equilibrio tra dolcezza e acidità. Un cocktail con una gradazione alcolica abbastanza alta e grazie al crawberry juice che gli dona un profumo molto delicato può essere degustato a tutte le ore del giorno, per cui ottimo come predinner, ma anche come afterdinner. È un cocktail alcolico internazionale a base di vodka riconosciuto ufficialmente dalla International Bartenders Association. Fa parte della famiglia dei Cape Codder. Cosmopolitan: la storia La storia del Cosmopolitan presenta delle origini piuttosto vaghe, la sua prima apparizione vide la luce in un bar scozzese nel 1927 ma gli ingredienti miscelati erano completamente differenti, l’ipotesi più accreditata riferisce che intorno alla metà degli anni ’80 Cheryl Cook, barlady del ristorante “The strand” di South beach, grazie ad un incontro fortuito con l’Absolut Citron, inventò il Cosmopolitan dichiarando poi che: “Era circa il 1985-86; il Martini stava tornando di moda, con il suo bicchiere classico. Alle donne non sembrava piacesse molto il cocktail […], ma piuttosto piaceva essere visti con il bicchiere Martini in mano. Ciò mi diede l’idea di creare un cocktail che potesse piacere a chiunque ma che stesse bene in questo bicchiere classico[…]. Il mio distributore mi portò un nuovo prodotto della Absolut, l’Absolut Citron. Mi disse di creare qualcosa. Io amo le sfide e volevo creare un nuovo drink per il bicchiere martini, così presi gli ingredienti, Absolut Citron, una dose di triple sec, una goccia di Rose’s Lime e abbastanza cranberry per renderlo così deliziosamente rosa […]. Servii il mio primo Cosmopolitan a Christina Solopuerto la notte in cui ricevetti la mia prima bottiglia di Absolut Citron. Entro 30 minuti tutto il bar aveva un Cosmo davanti a sé, in 45 minuti l’intero ristorante ne aveva uno.” Il nome invece lo dobbiamo alla rivista Cosmopolitan che dedicò un articolo alla proprietaria del ristorante “The strand. Cosmopolitan: la ricetta Ingredienti 4 cl Citron Vodka 1.5 cl Cointreau 3 cl Cranberry juice 1.5 cl Fresh lime juice Preparazione: Miscelare tutti gli ingredienti nello shaker con ghiaccio, agitando bene, filtrare in una doppia coppa cocktail precedentemente raffreddata. Guarnire con una fettina di lime. Cosmopolitan: fama Il Cosmopolitan è uno dei drink più famosi del mondo, soprattutto per il consumo fra gli anni novanta e Duemila da parte di molte celebrità Americane ed europee, il suo successo venne sancito dalla regina del Pop Madonna nel 1996 quando venne fotografata al Rainbow Room con un bicchiere di Cosmopolitan in mano. Ma la fama definitiva viene acquisita con la serie tv Sexy and the City, in cui la protagonista Carrie Bradshaw e le sue tre amiche amano conversare delle loro avventure amorose rigorosamente con un Cosmopolitan drink in mano. Il pubblico femminile si appassiona alla serie e comincia ad emulare le 4 newyorchesi… Cosmopolitan: varianti Alcune varianti invece differiscono per l’uso di alcuni ingredienti diversi. Cosmopolitan 1934: inventato nel 1934, sostituisce il gin alla vodka al limone, limone al posto del lime e sciroppo di lampone al posto del succo di cranberry Metropolitan: sostituisce al triple sec la creme de cassis Atlapolitan (o Peach Cosmopolitan): sostituisce al triple sec il peach schnapp Rude Cosmoplitan: sostituisce alla vodka la tequila Purple Rain: sostituisce al triple sec il blue curaçao White Cosmopolitan: prevede l’utilizzo di succo di cranberry bianco Blue Cosmopolitan: prevede l’utilizzo di succo di cranberry bianco e sostituisce al triple sec il blue curaçao.

La storia del Negroni

Il Negroni, un cocktail alcolico tutto made in Italy, dalla storia aristocratica e all’argento nella classifica dei migliori del mondo di “Drinks International”, venne creato a Firenze tra il 1919 e il 1920 dal Conte Camillo Negroni. La storia del cocktail Negroni somiglia a quelle di altri cocktail, un assiduo cliente di un bar stanco di bere il solito chiese al barman qualcosa di differente. Siamo nella Firenze degli anni ’20, il Conte Negroni assiduo frequentatore del Casoni Caffè stanco del solito cocktail Americano chiese al barman Fosco Scarselli, un’aggiunta di gin al posto del classico seltz in onore dei suoi ultimi viaggi a Londra, dettando a Scarselli la miscela perfetta: 1/3 bitter 1/3 vermut rosso 1/3 gin. Quello che per il conte era «il solito», divenne per gli altri un “Americano alla moda del conte Negroni” ovvero un Americano con un’aggiunta di gin e prese il nome del conte che tanto lo amava. E così nacque anche il Negroni, un cocktail italiano, con ingredienti tipici della penisola, con il colore e il sapore di una Ferrari, e non esistono dubbi o perplessità inerenti da chi venne inventato e quando. Dopo quella sera non è difficile immaginare come quel cocktail divenne un classico. Nel 1962 Fosco Scarselli, proprio quel barista del Casoni, venne intervistato da “Gente” e i dettagli alcolici di quelle serate in compagnia del conte se li ricordava ancora bene: «C’erano dei giorni che riusciva a inghiottire anche quaranta drink, eppure non lo vidi mai ubriaco». Quaranta Negroni sono un numero impressionante, nessuno di noi al giorno d’oggi riuscirebbe a reggerne una quantità così eccessiva, si pensa dunque che venissero serviti in bicchierini molto più piccoli degli odierni bicchieri da cocktail. Oggi il Negroni è considerato uno dei più famosi aperitivi italiani, e in tutto il mondo è conosciuto semplicemente come “Negroni”. Cavalcando l’onda del successo, un imprenditore, Cavaliere Guglielmo Negroni, nato a Villanova sull’Arda vicino a Busseto nel 1889, nel 1919 fondò a Treviso l'”Industria Liquori Negroni”, oggi denominata “Distillerie Negroni” e realizzò tra i vari prodotti l’omonimo “Antico Negroni 1919”.

La storia del Manhattan

Uno dei cocktail più sofisticati e bevuti nel mondo, il Manhattan, un grande classico, che pur avendo attraversato secoli si mantiene intatto e sempre attuale. Immergiamoci in un revival dei tempi del proibizionismo americano degli anni ’20, alla volta dei sapori della storia, delle sue origini, e dei suoi ingredienti. Tra la storia dei cocktail quella del Manhattan è una delle più enigmatiche e antiche, il simbolo dell’orgoglio americano, sulla cui nascita ci sono dubbi ed enigmi. Sono infatti molteplici le leggende in merito alla paternità di questo cocktail, una di queste, tra le più accreditate racconta che nacque per merito di un barman: Iain Marshall che lo avrebbe proposto ad un ricevimento organizzato da Jennie Jerome, ovvero Lady Randolph Churchill, madre di Winston Churchill, nel 1874 al Manhattan club di New York. Si pensa anche che sia stata la stessa Jennie Jerome ad inventarlo per stupire gli ospiti. Altri invece raccontano che sia stato creato nel 1860 da un bartender soprannominato Black, e che la ricetta sia apparsa nel libro “The Flowing Bowl” di William Schmidt’s del 1891 e anche in “Tennessee cocktail” in Shake ‘em up di Elliott e Strong del 1930 ma entrambi presentano ricette differenti. Fatto sta che divenne uno dei cocktail più famosi nei decenni successivi, protagonista di party esclusivi aperitivi tête à tête, e dei menu dei cocktail bar di tutto il mondo. Manhattan: ricetta Semplicissima la ricetta sulla carta, ma di non facile realizzazione: 5 cl Rye o Canadian Whiskey 2 cl Vermouth Rosso 1 goccia di Angostura Preparazione: si prepara nel mixing glass, mettendo prima una goccia di angostura, il rye whiskey ed infine il vermouth rosso, una mescolata e si serve in coppetta da cocktail dopo aver usato lo strainer. Come unica guarnizione una ciliegina al maraschino. Un classico immortale, ottimo come aperitivo ma che essendo a base di whiskey si può bere con altrettanto piacere anche dopo cena. Manhattan: varianti Il Manhattan cocktail ha attraversato secoli e ogni giorno che passa si rinnova: nascono nuove versioni, nuove ricette mantenendo sempre intatta la sua tradizione di cocktail più glamour della storia.
A cominciare dal Perfect, che prevede l’uso del Whiskey americano a cui vengono miscelati la stessa dose di Vermouth e Dry, per un cocktail meno dolce ma delizioso, passando per il Manhattan Dry, secco e aromatico; il Rob Roy con il whisky scozzese al posto del gin e il Metropolitan che invece prevede l’uso del Brandy. Manhattan: curiosità Il Manhattan è uno dei drink più citati nei programmi televisivi e nei film hollywoodiani, 
a cominciare dal film “Manhattan cocktail” del 1928, passando per “A qualcuno piace caldo” con Marylin Monroe e Jack Lemon in cui le protagoniste improvvisano un party sul treno e scelgono di preparare un Manhattan usando Bourbon whiskey anziché il Canadian miscelando tutto in una bottiglia. Per arrivare poi alle serie tv americane, impossibile non notarlo, accanto al Cosmopolitan, nella serie tv “Sex and the city”, in cui le quattro protagoniste consumano frequentemente questo cocktail in qualche locale trendy di New York, e non a caso la protagonista vive a Manhattan e in “Will e Grace”, altra serie tv ambientata negli Stati Uniti, in cui il personaggio di Karen è conosciuto per bere Manhattan ad ogni ora del giorno.

L’essenza di FBS racchiusa in un video

Avere un’azienda al giorno d’oggi significa dover combattere e conciliare con i nuovi mezzi di comunicazione, con i nuovi linguaggi di comunicazione, che a volte possono sembrarci quanto meno estranei. È necessario essere sempre al passo coi tempi nel ricercare la forma più rapida e diretta per comunicare e per poter focalizzare l’attenzione del vostro pubblico, e un video aziendale è uno strumento immediato, che con un linguaggio moderno permette di trasmettere un messaggio nel minor tempo possibile ad un target di persone vastissimo. La comunicazione dev’essere veloce, trasparente, accattivante con l’obiettivo di presentare e promuovere un’azienda, i suoi prodotti, la sua storia in un modo completamente innovativo che lasci dietro di sé l’ideale obsoleto dei testi pubblicitari statici. Un video aziendale rappresenterà l’immagine dell’azienda, catturerà la sua essenza il suo profilo, e trasmetterà il messaggio che l’azienda vorrà trasmettere. Una narrazione accostata alle immagini racconterà ciò che l’azienda vorrà raccontare, renderà il pubblico complice, umanizzerà il proprio brand agli occhi dello spettatore. Inoltre grazie alla dinamicità di un video sarà possibile soddisfare la domanda di svago e gratificazione di un pubblico sempre più social e tecnologico. Un video pubblicitario ben strutturato lancerà un’azienda sul web permettendole di riscuotere successo e di guadagnare dei nuovi potenziali clienti. È essenziale che vi affidiate a dei professionisti per le riprese e la post-produzione del vostro spot, un video pubblicitario essendo un forte strumento mediatico è un’arma a doppio taglio che potrà senza ombra di dubbio valorizzare un’azienda, ma al tempo stesso affondarla in poche mosse. Un’equipe professionale saprà esattamente come creare e soprattutto come trasmettere un video aziendale, per far sì che il pubblico possa focalizzare la propria attenzione sul vostro brand. La comunicazione è una parte importante e fondamentale per il posizionamento di un’azienda sul mercato e un video aziendale istituzionale ben fatto dimostrerà un’impresa aperta al mondo, aperta alla crescita, aperta a relazionarsi con il suo pubblico, mettendo quindi al primo posto la qualità, la semplicità, l’empatia e un pizzico di fantasia per raggiungere la tanta desiderata viralità sul web. Noi di FBS ci siamo affidati ad uno specialista dell’ immagine: Emiliano Allegrezza, fotografo matrimoni Roma. Occhio vispo, esperienza, e una valanga di stile hanno permesso la produzione del video. Piccoli gesti, suoni tipici e spettacolarità che racchiudono la sintesi dell’essenza di FBS.

Perché fare il barman professionista?

Che tu sia un Barman esperto, un novizio, o semplicemente affascinato dalle acrobazie nel preparare cocktail, in questo articolo elencherò solo alcuni dei motivi per i quali il barista professionista non è solo una professione, ma un modo per girare il mondo intero ed incontrare tantissime persone restando sempre in movimento, per evitare la solita routine lavorativa da ufficio. In questo articolo andiamo a vedere e a rispondere ad una domanda: Perchè fare il barman professionista? Se spesso ti sei sentito dire che per lavorare serve il famoso “pezzo di carta” questo è l’esempio piu eclatante che ti dice “ehi, la passione è tutto nella vita” specialmente se ti piace mixare alcolici e farli volteggiare in aria. Ma per diventare barman professionisti, è necessario frequentare dei corsi e un dettaglio imprescindibile: essere sempre aggiornati e al passo con i tempi. Inoltre sono necessarie delle competenze particolari, competenze che si possono apprendere nei corsi specializzati, e fondamentale ovviamente, come in tutte le professioni una buona dose di allenamento e pratica. Di cosa si occupa un barman professionista? Un barman professionista svolge il proprio lavoro nei locali serali, nelle discoteche, all’interno di bar, ed è in costante contatto con i clienti, preparerà e servirà bevande e drink di ogni genere, cercando di prestare attenzione alla cura di ogni dettaglio: a cominciare dall’aspetto esteriore, questa è una professione che può considerarsi il biglietto da visita del locale, per cui un aspetto ben curato e pulito sarà un elemento imprescindibile, un barman dovrà conoscere i cocktail, saper mixare gli alcolici, saper dosare bene gli ingredienti, scegliere il bicchiere giusto ad ogni tipo di richiesta e in ultimo, ma non meno importante dovrà occuparsi della pulizia e dell’ordine del bancone sul quale piroetterà per tutta la serata. I vantaggi di diventare un barman professionista: 1- Lavorare i con le bevande alcoliche È la prima motivazione di cui necessiti per entrare nel mondo dei barman professionisti. Lavorare con le bevande alcoliche ti donerà l’opportunità di apprendere tutto su come lavorarle e mixarle tra loro evitando terribili errori che potrebbero costare cara la serata ai clienti del locale, ma soprattutto, con l’esperienza e la pratica ti permetterà di sperimentare nuovi abbinamenti per sorprendere e stupire la clientela del locale. Un bartender professionista non è solo una persona dietro ad un bancone, deve tener ben presente che lavora con bevande a base di etanolo e deve lavorare con responsabilità, conoscendo le proprietà fisiche e chimiche delle sostanze con le quali lavora 2- Assistere agli eventi più esclusivi della città Quando diventi un barman professionista, gli inviti a lavorare agli eventi esclusivi saranno all’ordine del giorno, e ogni giorno, ogni settimana potrai lavorare con persone differenti in locali differenti. Potrai lavorare ad eventi di moda, a feste private, al party di conclusione di una campagna elettorale o a un lancio di un nuovo libro, prodotto aziendale, film che sia. 3- Aprire un tuo locale Dopo aver guadagnato in termini di esperienza e di denaro potrai anche pensare di fare il salto e diventare il capo di te stesso, aprendo un locale nuovo ed esclusivo di tua proprietà, tenendo sempre a mente di assumere barman professionisti e di servire prodotti della massima qualità e di cominciare a pensare non più da lavoratore bensì come un impresario. 4- Divertimento assicurato Uno degli ultimi vantaggi da tener presente è che intraprendere la professione di barman professionista può essere senza ombra di dubbio una professione faticosa che esige una buona organizzazione, lavorando perlopiù ad eventi notturni, ma può anche essere molto divertente, donandoti un punto di vista privilegiato su serate in cui le persone hanno solo bisogno di staccare la spina, lasciarsi andare e divertirsi. Ti permetterà inoltre di conoscere tantissime persone, crescere professionalmente e guadagnare denaro. E se stai pensando che se non sei di non essere un animale da festa e che tu non possa essere tagliato per questo lavoro, ti sbagli di grosso credimi, appena ti metterai dietro il bancone diventerai automaticamente più spigliato nelle relazioni sociali. Per non parlare poi della sicurezza di trovare lavoro: in qualunque posto tu ti trova possa trovare, in qualsiasi epoca la gente avrà sempre bisogno di staccare anche solo per qualche ora dalla solita di routine e di bere, dunque un barman non avrà mai problemi di questo genere, se non quello di avere a volte molto tempo a disposizione per se stesso se il lavoro è part-time.

La storia del Mojito

Conoscere la storia di uno dei cocktail più famosi al mondo è un desiderio comune, anche e soprattutto in questo periodo, in cui solamente il nome Mojito richiama la parola estate! Menta, Lime, Rum e zucchero di canna sono diventati gli ingredienti ideali per dare il via ad una stagione estiva perfetta. Dove e quando nasce questo cocktail eccezionale? La storia del Mojito è confusa e incerta. 
Così come per altri cocktail il mojito era uno dei preferiti di Ernest Hemingway, ma la particolarità sta nel fatto che lo scrittore raccontava la storia di questo drink nei bar che frequentava, scrivendone alcuni passaggi proprio mentre lo stava sorseggiando nel suo bar preferito di Cuba: la Bodeguita del medio… Non è un segreto per nessuno che lo scrittore fosse un grande bevitore, per questo grandi certezze non possiamo averne, ma la versione che vi raccontiamo è quella più conosciuta e che più si avvicina alla realtà dei fatti. Lo scrittore inglese raccontava di un marinaio, Sir Francis Drake che arrivò dopo con la propria nave nella regione dell’Havana, a Cuba nel XVI, e in seguito alla circumnavigazione del mondo, oltre a sirene, vele spiegate e valanghe di rum, Sir Francis Drake con aguardiente (un distillato di bassa qualità), lime, acqua, zucchero raffinato bianco di canna e una specie locale di menta, la hierbabuena miscelò il primo Mojito della storia del mondo, o perlomeno la miscela che ci si avvicinava di più. Creò questo drink che battezzò come El Draque o Draquecito in omaggio a se stesso. L’uso del lime fu merito proprio dei corsari, che combattevano lo scorbuto e la mancanza della vitamina C utilizzando l’agrume di cui sopra e la menta: la Hierba Buena, una particolare variante autoctona cubana, dal profumo e il gusto pungente e frizzante. Nei secoli successivi il Draquecito si trasformò, e soprattutto negli ingredienti l’aguardiente venne sostituito dal rum. Anche riguardo al nome Mojito non abbiamo origini certe: la parola “mojo” sta ad indicare un condimento cubano a base di aglio e agrumi usato per marinare, oppure potrebbe rimandare ad un termine africano che vuol dire incantesimo, o pozione magica. Il Mojito deve la sua popolarità odierna soprattutto alla società Bacardi che fece dell’alcolico la propria forza commerciale raggiungendo il suo apice di popolarità nel ventesimo secolo e successivamente con la frase “My mojito in La Bodeguita” ancora leggibile nel locale Bodeguita del Medio, fecero spopolare il cocktail preferito di Ernest Hemingway anche fuori da Cuba.

Migliori corsi per barman a Roma

“Per essere un buon bartender, ci vuole una buona scuola!” E non c’è nulla di più vero al mondo! Perché, come detto nel precedente articolo, improvvisarsi baristi o bartender, risulta una tra le mosse più sbagliate che si possano fare. Improvvisare non è mai la scelta giusta, a maggior ragione se si tratta di una professione come quella del bartender. Girando su internet e digitando sulla barra del motore di ricerca “Corsi barman” certamente vi saranno spuntate diecimila pagine relativi a diecimila scuole. Quale scegliere allora? Niente panico. Tirate un bel respiro di sollievo e mettetevi comodi. Certamente ogni corso o scuola si rivelerà più o meno dettagliato e più o meno serio, ed in base alla vostra svelta sarà facile dedurre quale potrà anche essere il risultato finale. Il nostro consiglio? Provate a digitare stavolta sulla barra del motore di ricerca FBS Corsi Barman Roma  e potrete intuire già a primo colpo d’occhio che siete capitati sul sito giusto! Proprio così, perché basterà davvero vagare un po’ sul sito per capire che, i corsi proposti da FBS sono davvero i migliori di tutta Roma! Andiamo a capire un po’ di più! Chi è FBS? FBS Roma è la scuola per Barman a Roma che in venti anni di attività ha formato oltre 15000 bartender in tutto il mondo. Grazie ai corsi per Barman proposti, che partono dalle basi fino alle specializzazioni non solo potrete formarvi ma anche inserirvi nel mondo del lavoro grazie alle tantissime collaborazioni di cui gode FBS! Quali sono i corsi che FBS propone? I corsi che FBS propone sono davvero tantissimi e tutti adatti alle singole esigenze! Dal CORSO BASIC ON LINE IN STREAMING, dove verrà introdotto il concetto fondamentale di American Bartending e ti verranno illustrate le più diffuse tecniche di preparazione dei cocktail, grazie al quale mparerai a preparare i drink più famosi e più conosciuti rispettando le tecniche di preparazione standard. Ma anche il CORSO BASE PER BARTENDER, o ancora il CORSO BARTENDER PRO, alla fine dei quali sarà rilasciato un attestato dopo aver superato un apposito esame e che darà accesso a tre giorni di stage in locali convenzionati. Ed ancora tantissimi altri corsi adatti ad ogni vostra esigenza, tutti certificati e pensati in ogni dettaglio! Quali sono le sedi FBS? Innanzitutto Roma, la bellissima città eterna, ma anche Napoli. Per Roma troverete due sedi: la sede centrale di Roma Sud- Zona Tuscolana, e la seconda sede di Roma Nord – Zona Pineta Sacchetti. Inoltre, sempre andando sul sito FBS potrete scoprire tantissime altre novità e servizi, tra cui il bellissimo catalogo con tutte le attrezzature per barman , e tanto altro ancora! Cosa aspetti? Non ti abbiamo incuriosito abbastanza? Visita il sito ufficiale FBS http://www.f-b-s.it/ e chiedi tutte le informazioni relative ai corsi compilando l’apposito form contatti! Verrai subito contattato e potrai scegliere il corso che stavi aspettando! Cosa cerchi di più? FBS, la garanzia che più garanzia non c’è! кресло-мешок

Perché e importante fare un corso da barman?

“Barman non si nasce! Barman si diventa!” Non potevamo trovare espressione migliore di questa per iniziare a trattare questo nuovo argomento! E non c’è verità che tenga, perché fare il barman non è come spesso si pensa, sbagliando, un lavoro per tutti. Già, perché fare il barman è una vera e propria professione che se studiata a regola d’arte non ha nulla da invidiare ad altre professioni che magari noi intendiamo come più prestigiose. Andiamo però con ordine. Se l’idea di fare il barman viene generalizzata ed identificata come uno dei classici lavoretti che “va bene per un’estate ci guadagno qualcosa!” o ancora “e che ci vuole a servire ai tavoli!” allora siamo proprio fuori strada. Come accennato prima infatti, il barman è una vera e propria figura professionale riconosciuta a tutti gli effetti che grazie sia all’esperienza, ma anche seguendo determinati corsi, porterà il soggetto a specializzarsi via via fino a divenire un vero e proprio professionista. Quindi, occhio a definirsi barman solo per modo di dire o perché ci si è improvvisati come tali! Partiamo dal fatto che, bisogna sempre capire chi siamo e cosa vogliamo fare: se semplicemente il barista che si occupa di servire le consumazioni ai tavoli, o se invece vogliamo specializzarci nell’arte di preparare e servire cocktail in un modo davvero unico ed alternativo, ovvero essere dei veri e propri bartender. Una volta deciso chi vogliamo essere, bisognerà certamente rendersi conto che, come per la buona riuscita di ogni cosa, dovremmo studiare e quindi specializzarci. Panico? No anzi! Esistono delle vere e proprie scuole di bartender che permetteranno all’interessato di studiare ed unire così la teoria alla pratica, che sarà davvero tantissima. Solo alla fine di questo percorso, potremo dire di essere dei veri professionisti in grado di assolvere ad ogni situazione! Per studiare bar, a differenza di molti altri corsi di studi, non vi è nessun vincolo di età, particolare vantaggioso e che permetterà di potersi formare a persone di ogni età e senza vincoli di sesso. Già, perché il bartender è sia uomo che donna! Sicuramente saranno più agevolati i ragazzi che hanno conseguito un diploma presso un istituto alberghiero, ma c’è davvero spazio per tutti! Non ci credete? Volete un esempio? I tantissimi corsi proposti da FBS Roma, la scuola per Barman a Roma, sono la priva tangibile che nulla è impossibile! Vuoi più dettagli? Visita il nostro sito e continua a leggere il prossimo articolo! Here is a collection of places you can buy bitcoin online right now.

Bartender e film

Professioni e cinema?! Ci sembrerà pressoché impossibile che le due cose vadano a braccetto ma, come andremo a leggere in questo articolo, non è esattamente così! Per tutti gli amanti del cinema su grande schermo o semplicemente per coloro che amano guardare un bel film seduti sul loro divano a casa, ci sarà certamente noto come spesso nei film appaiono determinate professioni e come, a seconda della trama, la stessa venga focalizzata e valorizzata. Tra le miriadi di professioni che appaiono nei film, andremo oggi a soffermarci sulla figura del barista, figura professionale che oggi è più comunemente conosciuta, in special modo tra il pubblico più giovane, come bartender. Tantissimi sono infatti i film più o meno datati dove appare questa singolare figura, alcuni dei quali proprio grazie alla stessa sono diventati delle vere e proprie icone del cinema! Andiamo allora a vedere quali sono! Partendo dal film Casablanca, film datato 1942 e diretto da Michael Curtiz, dove appare senza dubbio la più famosa scena di bar immersa nella storia di Hollywood nel Café Americain di Rick, ed ancora continuando con il film Trainspotting, datato 1996 e diretto da Danny Boyle, tratto dal romanzo omonimo di Irvine Welsh, divenuto famoso per le scene girate in tantissimi pub. Tantissimi altri sarebbero i nomi dei film, italiani e non, dove i bar ed i relativi barman fanno da padroni della scena, ma ce n’è uno in particolare che non lascia spazio ad altri e che potrebbe essere considerato come il “padre dei barman”. Di quale film allora stiamo parlando? Chi altri se non lui, Cocktail, film datato 1988 e diretto da Roger Donaldson, che ha come protagonista Tom Cruise, icona di bellezza maschile! Stando alla trama, per chi non avesse avuto il piacere di guardarlo, Brian Flanagan, giovane e ambizioso in cerca di un impiego, dopo aver lasciato l’esercito ed aver tentato la fortuna nella finanza e nella pubblicità, accetta un lavoro come barman in un piccolo locale di New York. Iniziato al mestiere dal collega Doug, i due fanno fortuna, dopo che Brian ha inventato un nuovo cocktail, divenendo i due più famosi barman acrobatici di Manhattan. Dove sta la novità, e quindi la rivoluzione? Proprio nel fatto che in questo film i due attori non si limitano a servire bevande, ma al contrario, si dilettano in fantastiche acrobazie e performance, ambedue azioni da cui avrebbero tratto ispirazione i baristi di prima fino ad arrivare ai bartender di oggi! Sembra quasi impossibile, ma è proprio la verità! Il classico barista infatti, da quel momento, assume un aspetto nuovo e fino a quel momento sconosciuto, aprendo le porte a quella che sarebbe diventata la professione più cool del momento nel mondo dei barman! E dire che i film non centrano nulla con le professioni! Lunga vita ai bartender di tutto il mondo e alla scuola di barman a Roma come la FBS che continua da vent’anni a formare bartender in tutto il mondo. 2015 toyota corolla

Barman, Bartender e Barista!

Chi fa i cappuccini? Chi prepara drinks? C’è qualcuno di loro che prepara drinks e cappuccini? C’è molta confusione avvolte nelle spiegazione di queste figure… Facciamo chiarezza! E’ credenza della maggior parte di noi, fare una distinzione tra queste tre figure, infatti, Il Barista per come lo conosciamo noi è l’addetto bar della mattina o del primo pomeriggio… Prepara caffe, cappuccini e si occupa di accoglierti al mattino quando fai colazione. Il Barman e il Bartender sono per tutti la stessa presenza, ovvero sono i rappresentanti del lavoro serale e notturno che si occupano di creare drinks! Alcuni, addirittura, differenziano il Barman e il Bartender, perché credono che la loro discrepanza sostanziale sia che uno è più o meno preparato dell’altro. Ebbene… Niente di quello che si pensa è vero! Il Barman, il Bartender e il Barista sono la stessa cosa! La loro unica differenza è nel Translate della parola stessa! Chiamiamo la stessa figura lavorativa in modi diversi, a seconda della parte del mondo in cui ci troviamo! Ad esempio, in America verrai chiamato Bartender, in Inghilterra Barman e se ti sposti in Germania prenderai il nome di Bar Keeper…all’italiana questi tre modi di definire qualcuno che lavora dietro un banco vengono racchiusi nella parola Barista. Il Bartender, il Barman e il Barista sono la stessa figura! Infatti tutti e tre lavorano dietro un banco bar, tutti e tre devono saper fare caffetteria e devono essere in grado di preparare drinks, nel caso italiano in particolare, devono avere anche una grande cultura di vino e birra. In italia tendiamo a differenziare queste figure, poiché noi italiani così amanti del caffe e carichi della sua cultura lo consideriamo una materia a se… ma la chi si occupa di preparare bevande alcoliche, non è nient altro che la stessa persona che al mattino ti accoglie con un buon caffe. Per info sui nostri corsi visita la pagina: corsi per barman a Roma

Sembra stupido ma… Viva il ghiaccio!

Immagineresti mai di bere un drink o una semplice bevanda sodata calda o a temperatura ambiente, magari d’ estate, su una sdraio mentre prendi il sole? Aiuto! Nel 1800 però avere il ghiaccio non era cosa facile. L’uomo dipendeva dalla natura, solo in qualche parte del mondo era possibile avere ghiacchio grazie agli inverni gelati e pieni di neve! Per primo, “Il re del ghiacchio” Federic Tudor, ebbe l’ intuizione di procurarsi questa materia molto richiesta… … e con la sua nave prelevava blocchi ghiacciati da laghi e fiumi e li trasportava fino ai luoghi in cui poteva venderlo! Anche se una notevole quantità del ghiaccio si scioglieva durante il viaggi, comunque riusci a guadagnare una fortuna grazie all immensa richiesta che esisteva. Il ghiaccio veniva venduto a importanti uomini d’ affari che potevano finalmente vendere alla loro clientela delle bevante rinfrescanti a dei prezzi estremamente maggiorati, perché chiaramente contenevano all’ interno cristalli di ghiacchio puliti e puri, non più sporchi come prima. I nostri drinks On The Rocks iniziano a prendere piede solo dopo la nascita della prima macchina del ghiaccio, ad opera di Thaddeus Lowe che la crea e la commercializza e che permette col tempo la diffusione di questo bene a macchia d olio, grazie ai prezzi decisamente piu accessibili di un tempo. Un brindisi a loro!

Barman famosi italiani

“Barman di tutta Italia unitevi!” Potrebbe essere lo slogan adatto per celebrare le splendide personalità di cui la nostra cara Italia può vantarsi! Proprio così perché, come accennato nel precedente articolo, sono tanti i nomi dei barman del nostro bel Paese che hanno raggiunto altissimi livelli e conquistato le vette più alte di classifiche importanti! Entrando, o rientrando se vi fa piacere, in tema di Diageo World Class, ovvero la classifica a livello mondiale che si basa sui luxury spirits, abbiamo visto splendere con orgoglio il nome tutto italiano del nostro Mattia Pastori. Il pavese 33enne infatti, si è aggiudicato questo primato grazie alla sua passione per i cocktail nonché grazie alla sua infinita professionalità nel settore che è garantita dalla sua infinita esperienza collezionata negli anni in moltissimi bar di Milano e provincia. Ad oggi, Mattia Pastori è il barmanager dell’oramai famoso locale di Milano “Mandarin Oriental” dove è difficile prenotare, ma non impossibile, per poter gustare un aperitivo ma anche rimanere a fare le ore piccole stando completamente immersi in un clima di eleganza ad altissimi livelli! Nessuna sorpresa quindi ha generato la notizia per gli assidui clienti del locale, che conoscendo la bravura di Mattia non potevano certo che aspettarsi un risultato diverso! Ma andiamo adesso a scoprire come il bartender più famoso di tutta Italia è riuscito ad aggiudicarsi questo titolo! Dopo tutta una serie di sfide che il nostro Mattia ha superato alla grande, a partire dalla prova nella quale ha saputo con grande maestria sedurre i sensi di tutti giudici presenti con il whisky Talisker Skye, “The Sensorium Castle”, per poi continuare con la prova nella quale era richiesta la preparazione di due cocktail ‘pre e after Sunset’ con il gin Tanqueray No. TEN, “Night&Day” ed infine per concludere con la prova di ‘The box of secrets’, che come dice il termine stesso era composta da uno scrigno segreto nel quale Mattia ha saputo individuare tutti gli ingredienti con cui “dare alla luce” il suo cocktail vincente! La sua vittoria infatti è arrivata con il suo cocktail dal nome “Take a Break in Milano”, un mix perfetto dove prodotti storici europei sono stati uniti con arte al Jinzu Gin, creando un “matrimonio perfetto” tra yuzo, fiori di ciliegio e del sake insieme al gin inglese. Volete la ricetta? Ecco gli ingredienti: – 40ml Jinzu Gin -30ml Bitter -20ml Porto Rosso -2 Sherbet Arancia e Cranberry -1 Dash Lavanda Bitter Shackerate per bene e servite il cocktail vincente con una buccia d’arancia!

La classifica dei 10 cocktail più bevuti

“Che si fa stasera? Aperitivo o cocktail?” Quante volte ci siamo posti questa domanda? Infinite volte, passate ma anche future, e la risposta varia a seconda del caso o dell’occasione E se la scelta ricade sul caro tanto amato cocktail, ecco che arriva il momento della scelta: quale cocktail scegliere? Ricorriamo così, spesso e volentieri, al listino che prevede una vastissima gamma di cocktail tra cui potremo scegliere il nostro preferito. Sappiamo però che, nella stragrande maggioranza dei casi, la nostra scelta ricadrà su quel cocktail che anche se “è sempre lo stesso” è per noi il massimo! Ci siamo però mai chiesti quali sono i cocktail che sono da ritenersi tra i più gettonati? Quei cocktail che non passano mai di moda? Ecco che noi abbiamo pensato di stilare una simpatica, ma autentica, “classifica” dei cocktail più bevuti e quindi più richiesti nel mondo! A tal proposito possiamo dire che esiste una vera e propria classifica, la World’s 50 Best-Selling Classics, che è stata pubblicata su una famosa rivista e che è stata stilata grazie alla collaborazione di ben cento famosi bartender. Vogliamo riproporvi questa classifica qui di seguito, lasciandovi anche delle piccole chicche in merito agli ingredienti da usare per la loro realizzazione! La nostra top 10 prevede alla 10° posizione il Mojito, inventato dal Barman Angel Martinez nel 1942. Gli ingredienti? – 50 ml. di rum bianco – 6/8 foglie di menta – Acqua gassata – Succo di 1 lime – 2 cucchiaini di zucchero di canna bianco – Ghiaccio.   Alla 9° posizione troviamo invece il Sazerac, un cocktail le cui origini vanno ricercate nel New Orleans. Gli ingredienti? – 1 zolletta di zucchero – 5 cl di Sazerac Rye Whiskey o di Cognac – 1 cl di liquore Herbsaint (al posto dell’assenzio) – Qualche goccia di Bitter Peychaud – Scorza di limone. – Ghiaccio tritato All’8° posizione troviamo invece il Moscow Mule, nato al Cock ‘n’ Bull pub di Sunset Boulevard, un bar di Los Angeles. Gli ingredienti? – 4,5 cl vodka – 12 cl Ginger ale – 0,5 cl succo limone – 1 ciuffetto di menta – 3/4 cubetti di ghiaccio Alla 7° posizione troviamo invece il famoso Margarita, il cocktail a base di tequila e Cointreau. Gli ingredienti? – 3,5 cl di Tequila – 2 cl di Triple Sec (liquore aromatizzato all’arancia tipo Cointreau) Triple sec – 1,5 cl di succo fresco di limone – Sale Alla 6° posizione invece ecco svettare il Martini Dry, anche esso tutto americano nato tra l’800 ed il 900. Gli ingredienti? – 60 ml di Gin – 10 ml di Vermouth Dry Semplice ma mai demodè. Entrando poi nel cuore della classifica ecco che al 5° posto troviamo il Wiskey Sour, un cocktail inventato da un certo Elliot Stubb. Gli ingredienti? – 4,5 cl Bourbon whiskey – 3 cl succo limone – 1,5 cl sciroppo di zucchero Al 4° posto invece il famoso Manhattan, famoso per tutte le serie televisive in cui è apparso negli anni. Ingredienti? – 5 cl Rye Whiskey – 2 cl Vermouth rosso – Gocce Angostura Al 3° posto troviamo invece il Daiquiri, cocktail a base di rum e lime. Gli ingredienti? – 4,5 cl Rum bianco – 2,5 cl Succo di lime fresco – 1,5 cl Sciroppo zucchero Alla 2° posizione troviamo invece un cocktail stavolta tutto italiano, il Negroni, ideato dal conte Camillo Negroni da cui prende il nome. Gli ingredienti? – 3 cl di Campari – 3 cl di Vermouth rosso – 3 cl di Gin Infine, principe della classifica indiscusso ecco arrivare il cocktail Old Fashioned, nato all’ Old Waldorf Astoria Bar Book. Gli ingredienti? – 4,5 cl Bourbon o Rye Whisky (whisky di segale) – 1 zolletta di zucchero – 1, 2 ml di Angostura Bitter Qualche goccia di acqua naturale Cosa aspettate allora! Scegliete il vostro cocktail preferito tra quelli in classifica, e non dimenticate che tutti i bartender formati presso FBS  saranno in grado di esaudire ogni vostro desiderio!

Ricetta Whisky sour – Impara la ricetta del Whisky sour

Ricetta Whisky sour. In questo Tutorial il nostro trainer Diego Tarantino, ci illustra la ricetta del Whisky sour secondo le migliori tecniche di preparazione. La ricetta esatta del Whisky sour è la seguente: 2 oz (6 cl) di Whisky 1/2 oz (1,5 cl) di zucchero liquido 1/2 oz (1,5 cl) di limone spremuto 3 cl di albume d’uovo

Ricetta Negroni sbagliato – Impara la ricetta del Negroni sbagliato

Ricetta negroni sbagliato. In questo Tutorial il nostro trainer Diego Tarantino, ci illustra la ricetta del negroni sbagliato secondo le migliori tecniche di preparazione. La ricetta esatta del Negroni sbagliato è la seguente: 1 oz (3 cl) di Martini rosso 1 oz (3 cl) di bitter Campari Top di prosecco

Ricetta Negroni – Impara la ricetta del Negroni in soli 2 minuti

Ricetta negroni. In questo Tutorial il nostro trainer Diego Tarantino, ci illustra la ricetta del negroni secondo le migliori tecniche di preparazione. La ricetta esatta del Negroni cocktail è la seguente: 1 oz (3 cl.) di Gin 1 cl (3 cl) di Martini rosso 1 cl (3 cl) di bitter Campari

Ricetta Manhattan – Imparalo anche tu in soli 2 minuti

Ricetta Manhattan. In questo Tutorial il nostro trainer Diego Tarantino, ci spiega come preparare un ottimo Manhattan cocktail, secondo le migliori tecniche di preparazione. La ricetta esatta del Manhattan cocktail è la seguente: 2 oz (6 cl.) di Rye Whisky 1/2 cl (1,5 cl) di Martini rosso Drop di Angostura

Tutorial di Apple Zu – Imparalo anche tu in soli 2 minuti

In questo Tutorial il nostro trainer Diego Tarantino, ci spiega come preparare un ottimo Apple Zu cocktail, secondo le migliori tecniche di preparazione. La ricetta esatta di Apple Zu cocktail è la seguente: 1 1/2 oz (4,5 cl.) di Vodka Fill di mela verde/li> 2 lime squeeze and drop

Tutorial di Maga Circe – Imparalo anche tu in soli 2 minuti

In questo Tutorial il nostro direttore Andrea Nobile, ci spiega come preparare un ottimo Maga Circe cocktail, secondo le migliori tecniche di preparazione dettate dall’arte della Mixology. La ricetta esatta di Maga Circe cocktail è la seguente: 1 1/2 oz (4,5 cl.) di liquore Strega Ginger ale/li> More Mirtilli Lime

Tutorial di Un Americano in Belgio – Preparalo anche tu in soli 2 minuti

In questo Tutorial il nostro direttore Andrea Nobile, ci spiega come preparare un ottimo Americano in Belgio cocktail, secondo le migliori tecniche di preparazione dettate dall’arte della Mixology. La ricetta esatta di Un americano in Belgio cocktail è la seguente: 1 1/2 oz (4,5 cl.) di Whisky Birra belga artigianale Zucchero moscovado Anice stellato

Tutorial Pinkberry Lady cocktail – Prepara un ottimo Pinkberry Lady

In questo Tutorial il nostro direttore Andrea Nobile, ci spiega come preparare un ottimo Pinkberry Lady cocktail, secondo le migliori tecniche di preparazione dettate dall’arte della Mixology. La ricetta esatta dell’ Pinkberry Lady cocktail è la seguente: 1 1/2 oz (4,5 cl.) di Gin 2 oz (6 cl.) di Estratto di fragola e lampone 1 oz (3 cl.) di Crema di latte

Tutorial Emily cocktail – Ecco come preparare un ottimo Emily cocktail

In questo Tutorial il nostro direttore Andrea Nobile, ci spiega come preparare un ottimo Emily cocktail, secondo le migliori tecniche di preparazione dettate dall’arte della Mixology. La ricetta esatta dell’ Emily cocktail è la seguente: 1 1/2 oz (4,5 cl.) di Gin 1 oz (3 cl.) di Whisky al miele 1 oz (3 cl.) di Amaretto

Tutorial electric passion cocktail – Ecco come preparare un ottimo Electric passion

In questo Tutorial il nostro Trainer Andrea Nobile, ci spiega come preparare un ottimo Electric Passion cocktail, secondo le migliori tecniche di preparazione dettate dall’arte della Mixology. La ricetta esatta dell’ Electric Passion è la seguente: 1 oz (3 cl.) di Vodka 1/2 oz (1,5 cl.) di Liquore al melone Soda al limone

Ricetta Long island ice tea cocktail – Ecco come preparare un ottimo Long island

Ricetta long island ice tea. In questo Tutorial il nostro Trainer Diego Tarantino, ci spiega come preparare un ottimo Long island ice tea cocktail, secondo gli standard qualitativi I.B.A. La ricetta esatta del Long island è la seguente: 1/2 oz (1,5 cl.) di Vodka 1/2 oz (1,5 cl.) di Rum 1/2 oz (1,5 cl.) di Gin 1/2 oz (1,5 cl.) di Triple sec 2 oz (6 cl.) di Sweet & Sour (succo di limone e zucchero liquido) Top di Cola TECNICA DI PREPARAZIONE: MIX & POUR

Tutorial White lady cocktail – Ecco come preparare un ottimo White lady

In questo Tutorial il nostro Trainer Diego Tarantino, ci spiega come preparare un ottimo White lady cocktail, secondo gli standard qualitativi I.B.A. La ricetta esatta del White lady è la seguente: 1 1/4 oz (3,75 cl.) di Gin 1 3/4 oz (2,25 cl.) di Triple sec 1 oz (3 cl.) di Succo di limone TECNICA DI PREPARAZIONE: SHAKE AND STRAIN

Tutorial Martini cocktail – Ecco come preparare un ottimo Martini cocktail

In questo Tutorial il nostro Trainer Diego Tarantino, ci spiega come preparare un ottimo Martini cocktail, secondo gli standard qualitativi I.B.A. La ricetta esatta del Martini cocktail è la seguente: 2 oz (6 cl.) di Gin 1/2 oz (1,5 cl.) di Vermouth Dry TECNICA DI PREPARAZIONE: STIR AND STRAIN

Tutorial Cosmopolitan cocktail – Come preparare un ottimo Cosmopolitan

In questo Tutorial il nostro Trainer Diego Tarantino, ci spiega come preparare un ottimo Cosmopolitan cocktail, secondo gli standard qualitativi I.B.A. La ricetta esatta del Cosmopolitan cocktail è la seguente: 1 – 1/4 oz (3,75 cl.) di Vodka 3/4 oz (2,25cl) di Triple Sec 1 oz (3cl) di Cranberry (mirtillo americano) 1/2 oz (1,25cl) di Succo di Lime TECNICA DI PREPARAZIONE: SHAKE AND STRAIN

Tutorial Caipirinha cocktail – Come preparare un’ottima Caipirina

In questo Tutorial il nostro Trainer Diego Tarantino, ci spiega come preparare un’ottima Caipirinha cocktail, secondo gli standard qualitativi I.B.A. La ricetta esatta della Caipirinha cocktail è la seguente: 2 oz (6 cl.) di Cachaça 4 spicchi di lime 2 cucchiaini di zucchero di canna TECNICA DI PREPARAZIONE: MUDDLER

Leave a Comment

We would be glad to get your feedback. Take a moment to comment and tell us what you think.